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Calabria

Lamezia Terme (CZ) | Rischio inquinamento: sequestrata condotta depuratore

I carabinieri della Stazione Scalo e del Nucleo Forestale hanno effettuato un sequestro preventivo a Lamezia Terme di un tratto di circa 380 metri del canalone industriale pavimentato in cemento. Questo tratto, partendo dalla zona di San Pietro Lametino, dove si trova l’impianto di depurazione, si immette alla foce del fiume Turrina e sfocia nel tratto di mare antistante il Golfo di Sant’Eufemia.

L’intervento è stato avviato a seguito dei campionamenti e delle analisi di laboratorio effettuate da Arpacal, che hanno rilevato la presenza significativa del batterio Escherichia coli e di azoto ammoniacale a valle dello sbocco della condotta del depuratore civile di Lamezia, indicando possibili profili di inquinamento ambientale.

Le attività di controllo e verifica proseguiranno su tutto il litorale lametino per acquisire ulteriori informazioni sul fenomeno e pianificare ulteriori controlli mirati. Il sequestro è parte dei servizi coordinati in materia ambientale, denominati operazione “Deep”, disposta dal Comando Legione Carabinieri “Calabria”. Le ispezioni sono condotte dai carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro, insieme a quelli del Nucleo Forestale e del Nucleo Ispettorato del Lavoro.

Nell’ambito degli stessi controlli, nell’alto ionio catanzarese sono state contestate sanzioni amministrative a un impianto di depurazione per violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Le verifiche hanno evidenziato diverse violazioni della sicurezza sul lavoro da parte della società appaltante, in particolare la mancata protezione delle aperture di pozzetti non protetti e la mancanza di protezione dal pericolo elettrico, con la presenza di cavi elettrici alimentati posizionati sul pavimento in un locale tecnico.

Nel Reventino, i carabinieri hanno inoltre controllato due depuratori di acque reflue urbane risultati privi di autorizzazione allo scarico delle acque. Durante il controllo è emerso che uno dei depuratori scaricava direttamente le acque sul suolo.

Calabria

Reggio Calabria | Resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione, arrestato

Nella notte appena trascorsa, un inseguimento mozzafiato è culminato con l’arresto di un 48enne di Reggio Calabria, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione. L’incidente ha avuto luogo nella zona nord della città, dove l’uomo, in sella a uno scooter privo di casco, ha tentato di eludere un posto di controllo.

Gli agenti delle Volanti della Questura di Reggio Calabria hanno avviato l’inseguimento dopo che l’uomo aveva accelerato per sfuggire al controllo. Durante la fuga, l’individuo ha percorso a velocità sostenuta diverse strade cittadine, eseguendo manovre rischiose e pericolose. L’inseguimento si è concluso bruscamente quando lo scooter si è scontrato con un’auto in transito, causando una caduta dell’uomo.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche gli operatori del Comando di Polizia Municipale per gestire il sinistro. Il 48enne è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato al Pronto Soccorso per ricevere le cure necessarie. Durante i controlli sul luogo dell’incidente, è emerso che lo scooter era stato rubato lo scorso giugno e che era privo di assicurazione, motivo per cui è stato sequestrato.

In aggiunta, gli agenti hanno rinvenuto una dose di cocaina addosso all’arrestato. Il 48enne, con precedenti penali, è stato quindi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per ricettazione e possesso di sostanze stupefacenti. Sul posto sono intervenuti anche gli specialisti del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica per i rilievi del caso.

L’operazione dimostra l’efficacia delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza pubblica e nell’affrontare comportamenti illeciti con determinazione e rapidità.

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Calabria

Locri (RC) | Truffa all’UE, sequestrati beni

Un’importante operazione dei Carabinieri ha portato al sequestro di beni e somme di denaro per un valore complessivo di quasi 170.000 euro, nell’ambito di un’inchiesta riguardante il settore agroalimentare in Calabria. Le forze dell’ordine, in collaborazione con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, hanno individuato due persone, madre e figlio, coinvolte in una presunta frode finalizzata all’ottenimento illecito di contributi pubblici destinati all’agricoltura.

L’indagine ha preso di mira due ditte individuali registrate nel versante ionico della Calabria, che avrebbero usufruito illegalmente di fondi erogati dall’ARCEA, l’Agenzia della Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura. Nonostante la madre fosse già colpita da un provvedimento di interdizione antimafia, i due avrebbero continuato a gestire le aziende familiari, alterando le intestazioni aziendali e dei terreni per eludere i controlli e proseguire con la ricezione dei finanziamenti.

Il decreto di sequestro, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura, è stato eseguito dai Carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Messina e dal Nucleo Tutela Agroalimentare di Reggio Calabria. Questo intervento rientra in una più ampia attività di vigilanza volta a contrastare le frodi che danneggiano i bilanci pubblici, sia a livello nazionale che europeo, a discapito degli imprenditori agricoli che operano in maniera onesta.

L’operazione rappresenta un esempio concreto dell’impegno delle autorità nel garantire la legalità e nel recuperare i fondi illecitamente sottratti. Tuttavia, è importante ricordare che, fino alla conclusione del processo, le persone coinvolte devono essere considerate innocenti, poiché le accuse mosse a loro carico dovranno essere valutate e confermate in sede giudiziaria.

Questa vicenda sottolinea l’importanza del contrasto alle frodi agroalimentari, un fenomeno che, se non arginato, può avere ripercussioni significative sul sistema economico e sulle risorse destinate a uno dei settori più rilevanti per il territorio calabrese.

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Calabria

Reggio Calabria | Shock a bordo: Hostess muore per un infarto prima del decollo all’aeroporto di Reggio Calabria

Tragedia all’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria, dove una hostess di volo di 56 anni, originaria di Sabaudia (Latina), è morta per un infarto improvviso a bordo dell’aereo che l’avrebbe dovuta riportare a Roma. La donna, dipendente di Ita Airways, si era sentita male già durante l’imbarco, nel primo pomeriggio di sabato, ma aveva scelto di proseguire il volo, come riportato da Latina Oggi.

Purtroppo, poco dopo l’ingresso in cabina, il malore è tornato a manifestarsi, questa volta in maniera molto più grave. Nonostante l’immediato intervento dell’equipaggio e l’allarme lanciato alle autorità sanitarie, che ha portato all’arrivo di medici a bordo, i tentativi di rianimazione non sono stati sufficienti a salvare la vita della donna, che è deceduta pochi minuti dopo.

L’intero equipaggio e i passeggeri presenti sull’aereo sono rimasti sconvolti dall’accaduto. Molti di loro hanno assistito impotenti alle manovre di soccorso, vivendo momenti di grande ansia e tensione. Il volo è stato inevitabilmente cancellato, e l’evento ha lasciato un profondo senso di tristezza tra i colleghi della hostess e tutti coloro che erano a bordo.

L’improvvisa scomparsa della donna ha generato un’ondata di dolore anche nella sua città natale, Sabaudia, dove era molto conosciuta e apprezzata. Un episodio che ha scosso profondamente l’ambiente lavorativo e umano della compagnia, nonché la comunità locale.

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