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Cronaca

Prato | Scoperta frode fiscale da 250.000 Euro nel settore della carpenteria: due arresti

La Guardia di Finanza di Prato ha scoperto una frode fiscale nel settore della carpenteria, perpetrata da due persone originarie del capoluogo pratese, già condannate in passato per reati tributari e frodi fiscali.

L’indagine è iniziata con l’analisi e l’elaborazione dei flussi di fatturazione di aziende con elevati profili di rischio, promosse dal Comando Regionale Toscana e seguite dalle direttive operative del Comando Provinciale, mirate a contrastare i più radicati schemi di frode fiscale nel distretto industriale pratese.

Le Fiamme Gialle del Gruppo di Prato, sotto la guida della Procura della Repubblica di Prato, hanno dapprima ricostruito dettagliatamente l’operatività economica dell’azienda investigata, che non disponeva di una struttura aziendale adeguata a giustificare i volumi di fatturato realizzati, e che era riconducibile a un soggetto già noto per condotte fraudolente in ambito fiscale. Successivamente, è stata monitorata l’attività recente dell’azienda per confermare i sospetti basati su prove storiche con nuovi indizi relativi all’attuale profilo produttivo dell’impresa.

Guardia di finanza Prato

Questa attività ha permesso di accertare la totale falsità delle operazioni fatturate, per un totale di oltre 250.000 euro, e di mappare la rete di “clienti” dell’azienda fantasma, distribuiti sia nella provincia di Prato che in quella di Pistoia. Questi clienti, annotando in contabilità le fatture false, potevano ridurre il proprio debito fiscale beneficiando di costi fittizi e crediti IVA non spettanti.

Le prove raccolte dalla Guardia di Finanza hanno permesso all’Autorità Giudiziaria di avviare un’azione volta a interrompere le condotte illecite, applicando misure cautelari personali ai principali responsabili, sequestrando i profitti illeciti realizzati e perquisendo le altre imprese coinvolte.

L’evasione fiscale danneggia gli equilibri economici e finanziari del Paese, poiché riduce illegalmente i costi aziendali (fiscali, organizzativi e del lavoro) per massimizzare i profitti e ottenere vantaggi competitivi indebiti. Anche questa volta, le Fiamme Gialle di Prato si sono schierate contro l’evasione fiscale, contribuendo al rilancio dell’economia nazionale, in particolare del distretto tessile-abbigliamento, promuovendo la legalità sul territorio per una più equa distribuzione del carico fiscale tra i cittadini.

Cronaca

Comiso(RG) |Tragico incidente in un’azienda vinicola: Antonino Giompiccolo muore travolto da un tir

A Comiso, in provincia di Ragusa, Antonino Giompiccolo, un dipendente 53enne di un’azienda vinicola, è rimasto vittima di un tragico incidente sul lavoro. Giompiccolo era uscito sul piazzale dell’azienda per assistere un Tir nella manovra, ma è stato investito e travolto dalle ruote posteriori del mezzo pesante. Purtroppo, i soccorsi si sono rivelati inutili.

I carabinieri della stazione di Comiso e lo Spresal sono intervenuti sul posto per effettuare i rilievi e i controlli sulla sicurezza del lavoro. Sul piazzale dell’azienda non sono presenti telecamere di sorveglianza e non ci sono testimoni dell’incidente.

Funerali di Giompiccolo mercoledì mattina

Sono stati programmati per mercoledì mattina alle 10:30, nella chiesa di San Giuseppe, i funerali di Salvatore Giompiccolo (registrato all’anagrafe come Antonino). La salma, dopo le verifiche del caso, è stata consegnata dalla magistratura alla famiglia, permettendo così di organizzare il corteo funebre che partirà dalla casa della vittima in via Montebello.

La dinamica dell’incidente è ancora in fase di definizione, ma dalle prime ricostruzioni sembra che Giompiccolo sia stato schiacciato da un autocarro guidato da un autista campano, che stava manovrando nel piazzale dell’azienda Avide. Giompiccolo, dipendente della stessa azienda, sposato ma senza figli, stava fornendo indicazioni per facilitare la manovra quando è stato travolto.

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Cronaca

Roma | Professore a processo per Abusi su Alunne di 11 Anni

La Procura di Roma ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per un professore di un istituto paritario nell’area nord della Capitale, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di dieci alunne di soli 11 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini, le presunte molestie avvenivano durante le ore di lezione, quando le giovani studentesse venivano chiamate alla cattedra per correggere compiti o essere interrogate.

Gli episodi contestati nel periodo dal dicembre 2022 al maggio 2023 hanno portato all’assegnazione degli arresti domiciliari al docente di 43 anni. Attualmente, è interdetto dall’esercizio della professione per un periodo di 12 mesi.

La vicenda ha suscitato grande scalpore e sarà ora la magistratura a decidere sul futuro del processo, in un caso che ha sollevato profonde preoccupazioni nella comunità educativa e oltre.

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Cronaca

Giacomo Bozzoli irreperibile dopo la conferma dell’ergastolo per l’omicidio dello Zio

I carabinieri si sono presentati a casa di Giacomo Bozzoli sul lago di Garda per eseguire l’ordine di carcerazione emesso dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato l’ergastolo già deciso nei primi due gradi di giudizio per l’omicidio dello zio Mario. Tuttavia, il 40enne bresciano non è stato trovato. Secondo il padre Adelio, il figlio avrebbe dovuto trascorrere la giornata in quella residenza, in attesa della pronuncia della Suprema Corte. Ma di lui, al momento, non vi è traccia.

A poche ore dalla conferma della Cassazione, Giacomo Bozzoli risulta dunque irreperibile. Le sue responsabilità nell’omicidio erano state accertate dalla Corte d’Assise di Brescia e confermate dalla Corte d’Assise d’Appello, e ora anche dalla Cassazione. Gli uffici della Procura di Brescia hanno ricevuto l’estratto della sentenza della Cassazione, atto fondamentale per poter emettere l’ordine di carcerazione. Secondo i giudici della Suprema Corte, l’imprenditore Mario Bozzoli fu gettato nel forno della fonderia di famiglia la sera dell’8 ottobre 2015, a Marcheno (Brescia).

Giacomo Bozzoli, che in questi nove anni è sempre rimasto in libertà, non ha seguito l’udienza a Roma, dove invece era presente il padre Adelio. Quest’ultimo ha riferito che il figlio, ritenuto da lui innocente, si trovava nella sua abitazione sul lago di Garda. Resta ora da capire se il 40enne deciderà di costituirsi, poiché i carabinieri, recatisi alla sua abitazione per condurlo in carcere, non lo hanno trovato.

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